Sulle ordinanze cautelari cd. “propulsive”.

Già a partire dal 90’, la giurisprudenza amministrativa ha pienamente ammesso misure cautelari non limitate alla sola sospensione dell’atto impugnato, ma impositive dell’obbligo per l’Amministrazione di adottare determinati provvedimenti o comportamenti (cd. ordinanze propulsive).

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Sull’ammissibilità del ricorso incidentale “accessorio” al ricorso avverso il silenzio.

Nel diritto processuale amministrativo, il ricorso incidentale, disciplinato dall’art. 42 del D.Lgs. n. 104 del 2010, costituisce l’istanza con cui un soggetto, investito da un’altrui impugnazione volta all’annullamento o alla riforma di un atto amministrativo, dal quale questi tragga una qualificata posizione di vantaggio, chiede, a sua volta, al giudice l’annullamento o la riforma dello stesso provvedimento, o di atti endoprocedimentali o presupposti, per ragioni diverse da quelle rilevate dal ricorrente principale.

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Sull’autorizzazione al trasferimento fuori sede di una rivendita tabacchi: i poteri dell’Amministrazione ed i criteri ex lege stabiliti di adeguata dislocazione.

I. La disciplina relativa alla “Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio” è, tutt’oggi, contenuta nella L. n. 1293 del 22 dicembre 1957, come successivamente modificata ed integrata, il cui art. 21, primo comma, dispone, quale principio generale, che: “le rivendite ordinarie sono istituite dove e quando l’Amministrazione lo ritenga utile ed opportuno nell’interesse del servizio”.

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Sull’applicabilità del termine dimidiato per la proposizione di un’azione avverso atti di annullamento, in via di autotutela, di una procedura di gara.

Ai sensi e per gli effetti del comma 5 dell’art. 120 c.p.a., “.. .. per l’impugnazione degli atti di cui al presente articolo, il ricorso, principale o incidentale e i motivi aggiunti, anche avverso atti diversi da quelli già impugnati, devono essere proposti nel termine di trenta giorni, decorrente, per il ricorso principale e per i motivi aggiunti, dalla ricezione della comunicazione di cui all’ articolo 79 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163

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Sui rapporti tra giudizio contabile e giudizio penale

E’ noto come, sotto il vigore dell’abrogato codice di procedura penale, la concomitante pendenza dei due giudizi, penale ed amministrativo, ponesse l’onere per il giudice della responsabilità amministrativa di valutare se ricorressero i presupposti normativi per la sospensione del giudizio; il che si determinava in base al disposto del previgente art. 3 c.p.p., nel caso la cognizione del reato potesse influire sulla decisione del giudizio pendente dinanzi alla Corte dei Conti.

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Sulla possibilità di annullare, in autotutela, il bando, le singole operazioni di gara ed il provvedimento di aggiudicazione definitiva.

Deve premettersi che con l’art. 21 nonies della L. n. 241/90 e ss.mm. ed ii., il legislatore è intervenuto per colmare un’importante lacuna legislativa: prima dell’entrata in vigore dell’articolo in commento, infatti, la disciplina dell’annullamento era affidata esclusivamente all’elaborazione giurisprudenziale, oltre che all’approfondimento dottrinario.

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