Il Consiglio di Stato ha ribadito l’inderogabilità del limite minimo di 50 metri della fascia di rispetto
cimiteriale. Non si tratta di un dettaglio tecnico o di un formalismo legislativo: è in gioco il principio
stesso della pietas, fondamento profondo e irrinunciabile della nostra civiltà giuridica, culturale e
morale. Quella distanza non è solo una misura urbanistica, ma una linea simbolica che separa la
frenesia della vita quotidiana dal raccoglimento nel ricordo e dalla solennità della morte. Se solo
eccezionalmente si può scendere da 200 a 50 metri, superare questa soglia minima significherebbe
violare un confine etico prima ancora che normativo, rompere il patto che lega ogni comunità al
proprio passato, negando ciò che di più umano possediamo: il valore della memoria. Il cimitero, in
questo contesto, non è solo un’area interdetta all’edificazione, ma un luogo che impone una distanza
spirituale, un perimetro fatto di silenzio, di decoro e raccoglimento. Il limite di inedificabilità che in
deroga può scendere da 200 a 50 metri, ma mai oltre, non può essere inteso come una semplice
indicazione tecnica: è una soglia etica, il confine della dignità, che protegge l’identità collettiva dai
rischi dell’omologazione, del consumo, della fretta. Nell’epoca in cui tutto tende ad accelerare, in cui
rapidità ed efficienza sembrano prevalere su tutto, questa sentenza riporta l’attenzione su ciò che non
può e non deve essere infranto: la cura per i defunti. È questione di civiltà e di giustizia morale.
Consiglio di Stato – Sezione Quarta – Sentenza 4 agosto 2025, n. 6897, in Guida al Diritto n. 43 pag. 35